Ivan Dal Cin Ummaremma

Collateral project

Ummaremma è una site-specific art fiction, è scultura sociale come mappa antropica, è la rappresentazione ibrida di un luogo alieno del nostro tempo.

 

“24 brevi storie, testimonianze di chi vive la Maremma nel presente in tutte le sue sfaccettature, sono state raccolte sul territorio durante la pandemia. Ogni storia porta con sé un oggetto, un’immagine, o un’opera che la rende visibile e plastica. Spesso si tratta di oggetti inusuali, lontani da un immaginario che li vorrebbe semplici o tradizionali, perché in realtà ogni luogo è ormai iperconnesso con molti altri, e su più livelli.

 

Iniziata come una piccola ricerca etnografica, mi sono presto reso conto dell’insufficienza del nudo documento e della necessità da parte degli stessi abitanti di mettersi in scena come personaggi delle loro storie. Auto-fiction diffusa, dunque, che svela l’ibridazione in corso tra cultura vernacolare e i linguaggi non lineari di una contemporaneità accelerata.” (Ivan Dal Cin)

 

Ringraziamenti

Carlo Albertini, Darren Bader, Caterina Barbon, Elisa Caldana, Nico Covre, Alessandro Del Puppo, Ylenia Deriu, Laura Guarnier, Antonio Guiotto, Sara Ippolito, Ilaria Selmi, Daniele Tonon.

Leggi le storie — altre in arrivo, stay tuned!

Hillary Hills

Kenneth, poeta — Raccalbegna (GR)

Ogni volta che mi fermo in Italia dai miei amici di Roccalbegna, oltre a condividere con loro quanto c’è di meglio, trovo la giusta concentrazione per il mio lavoro.

 

L’idea di “stampare Internet” mi venne durante la residenza del 2013: a quel tempo calcolai che la stampa di tutti i siti esistenti avrebbe richiesto l’equivalente in pagine di 300 milioni di copie di Infinite Jest. Nel 2018, sempre nello studiolo affacciato sulle colline, concepii il progetto di stampare tutte le email di Hillary Clinton rese pubbliche da Wikileaks. C’era un gran discutere sul contenuto di quelle email che di fatto nessuno aveva letto, così le stampai in 60.000 pagine e indovinate un po’… sono di una noia mortale! Nessun segreto o dettaglio compromettente. Al punto che ne ho immaginata una in cui Hillary scrive da Roccalbegna:

 

“Oggi ho incontrato Mr. K a Firenze, ma lì non si poteva parlare. Ci hanno trasferito in un luogo sicuro sulle colline, un piccolo paesino diroccato. Mr. K ha avanzato le sue richieste come previsto. Non possiamo tollerare questa aggressione. Certo, è molto complicato come caso, un mucchio di input e output. Stiamo analizzando i file che Mr. K mi ha consegnato in una chiave USB nascosta nel tappo di una bottiglia di vino. Dicendo compiaciuto: questo non è un Canaiolo, è un Clinton dal sapore grezzo, ricco di segreti fruttati.”

Elitre elettriche

Ylenia, jewelry designer — Oasi Lago Burano (GR)

Sul finire del mese di maggio vado spesso nell’Oasi del Lago di Burano. Lì la coleotterofauna è composta da circa 250 specie, una vera manna per ricercatori e appassionati. Poco tempo fa è stata anche scoperta una nuova specie, endemismo della Maremma: l’Hoplia maremmana, appunto. Mi piace cercarla e osservarla nel suo habitat, soprattutto sui fiori di Helichrysum italicum, Rosa sempervirens e Prasium majus.

 

Ho deciso quindi di omaggiarla con una spilla, in continuità con il progetto di gioiello contemporaneo ispirato dalle elitre, e dalle storie, dei coleotteri che ho cominciato grazie alla collaborazione con un entomologo. Così la spilla dedicata all’Hoplia maremmana richiama proprio le sue elitre, le cui squamette a forma di goccia sono rappresentate da centinaia di fili di nylon, che lavoro e inserisco a mano, uno per uno, su una base di ottone ossidato.

 

Con la spilla vorrei dare notorietà a questo coloratissimo coleottero ma anche invitare abitanti e avventori della Maremma a una vera e propria azione di beetlewatching, per osservare con occhio diverso e più attento fiori, erbe e prati che potrebbero ospitare questa nuova specie, passata finora inosservata ma che potrebbe abitare anche altre zone del territorio.

 

Courtesy Ylenia Deriu

Panzerotto

Carlo, game designer — Principina Terra (GR)

Sono un game designer per videogiochi, negli ultimi anni mi sono specializzato nella progettazione di sistemi d’arma per sparatutto in prima persona, conosciuti comunemente anche come FPS. Da grande appassionato di Storia e avido collezionista di cimeli, traggo costante ispirazione dalla produzione bellica dei grandi conflitti del ‘900 per il design di nuove armi ed equipaggiamenti.

 

Sono alla ricerca nei bunker sotterranei e nei casolari abbandonati delle campagne attorno a Grosseto di un prototipo unico di kugelpanzer, un mini-carro armato individuale di forma sferica che era stato portato in Italia per essere testato nei combattimenti strada per strada dei borghi toscani e nei piccoli e stretti sentieri degli Appennini. Durante le operazioni di sfondamento ad opera del generale Alexander, i tedeschi furono costretti a un ripiegamento rapido verso la linea gotica a nord, e abbandonarono o nascosero gran parte degli equipaggiamenti più difficili da trasportare.

 

Sono entrato miracolosamente in possesso di una fotografia scattata nella piana maremmana nell’autunno del ‘42 dell’esemplare che sto cercando, per poterlo poi replicare fedelmente in 3D e utilizzarlo nella nuova espansione di un noto videogame che uscirà tra alcuni anni e ripercorrerà tutta la campagna militare in Italia. Data la sua forma, si capisce perché i nostri nonni lo chiamassero “Panzerotto”.

The Trendy Setter

Laura, fashion hacker — Scansano (GR)

La passione per i setter inglesi l’ho ereditata da mio padre, che da bambina mi portava a caccia nella riserva vicino a Scansano. Ne allevo alcuni esemplari, particolarmente vivaci e simpatici, che chiamo “toschini”.

 

Dopo la scuola di moda aprii un blog abbastanza seguito, in cui tessevo una rete di connessioni tra fashion, arte e tecnologia. In uno degli articoli più commentati mostravo come il marketplace di Second Life stesse influenzando lo streetwear attraverso le prime sneakers virtuali. A distanza di anni, sto disegnando per un brand del lusso una linea di sneakers che verranno commercializzate solo in versione digitale.
Grazie a quell’articolo fui contattata dall’artista Jon Rafman per una collaborazione. Stava producendo un lungometraggio d’animazione che sembrava girato dentro Second Life, con una serie interminabile di personaggi surreali e situazioni disturbanti. Ho contribuito creando l’outfit della protagonista, Xanax Girl.

 

Tra i progetti personali c’è una linea ispirata ai miei setter. Creo dei modelli su misura delle loro forme allungate e signorili, che poi adatto al corpo umano mantenendone le proporzioni. La linea si chiama Toschino e le due giovani modelle sono Lola e Tosca, con gusti e caratteri assai diversi. Tosca è quella indisciplinata, l’adolescente irrequieta che non ascolta più i consigli di noi boomer. Lola, invece, non corre.

Diario di un curatore di campagna

Alessandro, curatore — Montorgiali (GR)

A un certo punto mi stancai di monetizzare sul nulla o sulla malafede. Passavo le serate a inaugurazioni ed eventi e le nottate stravaccato nelle hall degli alberghi con un cellulare in una mano e con l’altra a firmare discutibili perizie di quadri spacciati per dei De Dominicis.

 

La decisione fu piuttosto repentina. Caterina aveva scovato un casolare a Montorgiali. Ce ne andammo lì insieme al nostro gatto. Avevo guadagnato abbastanza, d’altra parte; mi sarei preso cura delle vigne. Aprii un blog in cui un gatto nero, Johnson, agiva come mio avatar nel deprecabile mondo dell’arte contemporanea.
Nel tempo libero battevo le vecchie osterie e le cascine recuperando i fogli dispersi di un artista locale del primo Novecento che avevo scoperto per caso. Era stato un amico di Soffici, di Maccari, di quelli del “Selvaggio”. Come tutti quei toscani, era particolarmente versato nel disegno: meno come colorista. Questo nudo di schiena è uno dei miei preferiti.

 

Un giorno mi stavo riposando all’ombra della pergola d’un cascinale con un panino al lampredotto e un bicchiere di Canaiolo, quando intravidi all’interno delle mura buie il baluginio di una cornice scrostata. Non ebbi dubbi; era il ritratto del mio pittore. A realizzarlo era stato Francis Bacon – fra i tanti artisti inglesi lì di passaggio – che con grafia incerta lo aveva firmato con una dedica piena di ammirazione.

Plankton is hilarious

Darren, artista — Saturnia (GR)

Ho conosciuto Scott Mendes a Venezia, in Campo Santo Stefano, non distante dal Ponte dell’Accademia. Come ho spiegato in più occasioni, furono i suoi acquerelli ad ispirare i lavori di realtà aumentata che portai in Biennale e successivamente in altri contesti. Per anni non ho saputo più nulla di lui, fino a qualche settimana fa, quando ho ricevuto una lettera di Scott.

 

In tutta sincerità non ho capito molto di quello che ho letto. Diceva di essere tornato in Italia e che fosse rimasto bloccato lì per via della pandemia. Pare che a ottobre dell’anno scorso abbia visitato le famose terme di Saturnia, mi ha parlato di una piscina ricavata nella sorgente con acqua molto calda sulla cui superficie galleggiava del plancton termale non molto dissimile dal prezioso guano dei piccioni veneziani.
Ma quello che sembra averlo colpito di più credo sia stata la schiera di signore snob che affollava garbatamente il bordo piscina. Dice di aver fantasticato di lasciare una bambola gonfiabile libera di galleggiare sulla superficie della sorgente per potersi godere la reazione delle signore.

 

Per il mio progetto ho invece immaginato di iniettare del plancton termale in alcune forme di pecorino – lo adoro! Ho imparato a conoscere anche i cinghiali, nel periodo della mia residenza in Maremma. Mi ricordano molto i pecari, che da ragazzino vedevo durante le vacanze estive nel New Mexico. Ecco la connessione inattesa che cercavo: Pecari e/con Pecorino.

Il gatto di Einstein

Ilaria, fisico — Montiano (GR)

Nella campagna maremmana si possono fare incontri straordinari. La prima volta che ho percorso per intero la lunghezza dell’interferometro, attraverso i campi soleggiati, ho percepito l’equilibrio delicato e impalpabile di tutte le cose. Lavoro a Virgo, uno dei tre dispositivi al mondo per il rilevamento delle onde gravitazionali. Il cuore dell’esperimento è uno specchio sospeso nel vuoto, all’interno di un “superattenuatore” composto da catene di pendoli.

 

Questa tecnologia così sofisticata mi riporta a un oggetto caro della mia infanzia: l’orologio a pendolo delle mie prozie, nella saletta da pranzo. L’ho da poco restaurato. Da piccola mi fermavo attratta dall’inarrestabile oscillare del tempo, ma anche impaurita da quello scandire preciso ed immancabile delle ore, come si vedeva nei film horror. Più avanti ho scoperto i paradossi del tempo relativo, e ovviamente le molte stranezze del microcosmo. Da inguaribile gattara, non ho mai ben accolto il gatto di Schrödinger, a sentimento più che per logica.

 

Preferisco il gatto di Einstein – me lo sto inventando in questo momento! Potrebbe essere Cip19, la mia gatta storica di quando studiavo fisica. Se all’epoca fosse salita su un razzo relativistico per il tempo di un pisolino, oggi si risveglierebbe qui sulle mie ginocchia. Oppure Mr. Higgs, un certosino lungo e secco. Se lo facessi salire sul braccio dell’interferometro durante il passaggio di un’onda gravitazionale, si allungherebbe senza stiracchiarsi.

Bliss

Daniele, miner — Sovana (GR)

Faccio sempre la solita strada sterrata, quando vado al lavoro in bici. Niente cambio, senza freni, leggero contropedale in discesa. Molto zen, come la veduta di quelle colline che mi fermo ad osservare ogni volta. In primavera sono verdi, i volumi ben definiti, levigati. Nonostante quella fila di cipressi in alto, mi ricordano Bliss, l’immagine delle colline californiane usata per anni come sfondo di Windows XP.

 

La miniera in cui lavoro è stata allestita in un’antica cantina scavata nel tufo, in prossimità di una sorgente geotermica. I mining rig sono incassati nella roccia, sfruttando la ventilazione cunicolare e il raffreddamento passivo. Estraiamo Ethereum con il metodo classico, utilizzando per la maggior parte energia rinnovabile. Ma stiamo anche testando uno schema che renderà questa tecnologia sempre meno avida di risorse.

 

Quando dico che faccio il minatore pensano che lavori a Gavorrano, sulle rosse colline metallifere. In effetti ho iniziato a dipingere le mie colline con dei colori lisergici, così diversi da quel verde della Napa Valley che si vedeva su ogni pc. Li ho preparati usando solo pigmenti naturali estratti da piante e fiori che trovo lungo la strada verso casa. Ecco, forse questo è giusto un filino troppo zen… ma il paesaggio non può essere ridotto a semplice sfondo.

Io ballo da solo

Antonio, collezionista — Poderi di Montemerano (GR)

Che poi questa casa io la preferivo com’era quand’ero bambino, ma mia moglie ha insistito tanto, perché l’ampliamento del corpo centrale e la ristrutturazione del fienile, che era stato il primo studio che ricordo di papà, fossero progettati da Bjarke Ingels. Se mi piace il risultato? Certo che mi piace, ma la preferivo prima.

 

In quel fienile, e forse, proprio per questo mia moglie ha voluto metterci mano, io ci ho perso la verginità. Ricordo ancora l’odore dei materiali, il frinire dei grilli e Adele che cedeva ad ogni passo gli indumenti tra le sculture ancora da finire. Fortunatamente non ho mai detto a mia moglie chi fosse stata la prima ragazza con cui ho fatto l’amore, diciamo che è un po’ gelosa, ma ci amiamo.

 

A Poderi tutti conoscono i Del Poggio, i vecchi ricordano le stranezze di mio padre e altri ricordano e mormorano ancora di quanti soldi avesse perso con le carte, ma tanto c’era sempre qualche mecenate pronto a saldare i suoi debiti in cambio di qualche pezzo in anteprima.

 

Il lato positivo è che finalmente potrò tenere tutta la collezione dei bustini gesso in stile “canoviano” dei miei eroi contemporanei e sotto al techno-fienile potrò installare i server a bassa temperatura della mia raccolta di NFT, che a dire il vero colleziono prima ancora che la gente li chiamasse così.

 

Quando ho cominciato usavo enormi hard disk che se ci penso mi vien da ridere; la grandezza di un tomo per la capacità di 256 MB e oggi posso tenere in tasca 4TB. Il primo di questi hard disk mi è caduto durante un trasloco, mi dissero che non potevo più recuperare i dati. Poca roba, solo ventuno mila icone in png. Oggi quell’hard disk è sigillato in un blocco di cemento, un omaggio dell’artista Otto von Kerl, che se non fosse che è un cazzone potrebbe essere un fuoriclasse.

 

Courtesy Antonio Guiotto

LUTHER

Eva e Franco, artisti — Sticciano (GR)

In uno dei nostri primi progetti, negli anni 90, collezionammo decine di frammenti di famose opere d’arte contemporanea esposte in musei americani ed europei. Ci recavamo alle mostre con l’intento furtivo, di appropriazione fisica e non solo concettuale. Eludendo i sistemi di sorveglianza, riuscivamo a staccare dei filamenti dal bordo di una grande tela, o a sottrarre minuscoli particolari dalle iconiche installazioni.

 

Questa foto mostra la reliquia del nostro ultimo colpo nel 2009, a New York. A quel tempo era in corso la nota causa legale tra il principe dei ladri Richard Prince e il fotografo Cariou. Circolava in rete un video in cui Prince dava alle fiamme una delle tele incriminate, chiaramente un fake. Durante una visita nel suo studio, Prince ci mostrò i residui di quella tela combusta, sparsi su un tavolo in attesa di essere incorporati in un nuovo lavoro. Uno dei frammenti finì casualmente nella tote bag di Eva… è ancora possibile distinguere i dreadlocks.

 

Torniamo quasi ogni anno in Maremma d’estate, fermandoci spesso a Sticciano. Amiamo le piccole chiese medievali, e per il contributo a Ummaremma abbiamo pensato ad esse come luoghi per una restituzione: 24 delle nostre reliquie d’arte sono state nascoste all’interno di altrettante chiesette sparse sul territorio. Il luoghi non sono scelti a caso: segnandoli su una mappa con un punto, e collegando con una linea i vari punti, si compone la scritta LUTHER.

Il Giardino dell'Incompiuto

Andrea e Giacomo, artisti — Pescia Fiorentina (GR)

“Architetture pubbliche prive di scopo e utilità diventano monumenti aperti all’immaginazione”. Lo abbiamo scritto nel manifesto dell’Incompiuto, avendo in mente un destino diverso per le grandi opere abbandonate. La funzione collassata in pura forma, l’inutile e l’indefinito irrompono pesantemente come sintomi paradossali dell’eccessivo calcolo utilitaristico. L’immaginazione del potere.

 

Dopo aver mappato per anni le numerose opere incompiute presenti in Italia, finalmente ne abbiamo progettata una nuova. Essa sorgerà già come rovina, è inscritto nel suo progetto costitutivamente parziale, approssimativo. Non possiederà la studiata armonia scarpiana tra cemento ed elementi naturali: la natura sarà selvaggia, al pari della cementificazione. Come il muro di Staccioli alla Biennale del 1978, un’ostruzione più che una costruzione. Un monumento all’appalto insostenibile, o un appalto come monumento e trionfo su ogni vincolo paesaggistico.

 

Progettiamo un Giardino dell’Incompiuto come opera pubblica in divenire e mai finita, un approccio al futuro come pura sospensione. Nell’area verde adiacente al Giardino dei Tarocchi, ispirato al modernismo catalano, verranno appaltati 24 manufatti in cemento di varia metratura: micro lottizzazioni a cielo aperto, una piscina senza fondale, pilastri innalzati al nulla, lo scheletro di un anfiteatro già divorato dal verde. I visitatori potranno sperimentare l’attesa di un cambiamento permanente, di un futuro anteriore pietrificato.

Un albero che fa rumore non cade

Elisa, fotografa — Caldana (GR)

Quando mi trasferii a Caldana anni fa iniziai a vedere gli alberi in maniera diversa. Mi sono occupata a lungo di fotografia d’architettura, prima di scoprire il mio interesse per il paesaggio. All’inizio si trattava di progetti personali, in cui indagavo luoghi abbandonati che lentamente vengono riconquistati dalla natura circostante. Anche i cimiteri, con la loro abbondanza di luce e silenzio, sono delle architetture limite in cui registravo lo scorrere del tempo, inseguita dai gatti.

 

Il paesaggio che ho trovato in Maremma è una composizione per alberi e vento. Il profilo di una collina puntellato dai cipressi è stata la prima fotografia che ho messo in vendita su una piattaforma di immagini stock. Da allora, le mie foto sono tra le più acquistate al mondo nelle categorie “albero” e “collina”, e questa è diventata la mia attività principale. Ho trovato sul sito di un resort al ventesimo piano del Burj Khalifa la mia foto di un castagno, scattata lungo la salita verso il borgo di Caldana.

 

Sono particolarmente legata a questa foto con i cipressi. Appartiene al mio vecchio progetto sul silenzio e la solitudine, in cui affrontavo la questione se un albero che cade nella foresta faccia rumore. Gli alberi nelle immagini stock sono come sradicati, perdono la loro nota nella partitura del paesaggio per trovare posto in improvvisazioni e sincopi visuali. Non cadono, ma fanno rumore.

 

Courtesy Elisa Caldana

La Sfera

Duccio, allevatore — San Donato (GR)

Questa sfera di metallo è un bel mistero. Una domenica pomeriggio la trovo lì, in mezzo al campo. Pesa tre chili e mezzo, non è piena eh. Di sicuro non è piovuta dal cielo – almeno, io non la penso così. Però non è una cosa che puoi perdere senza rendertene conto. E di trattori qui non ne passano. La tengo nel ricovero degli attrezzi, prima o poi qualcuno si farà vivo.

 

La cosa strana è che anche in pieno inverno, tenendola tra le mani, rimane tiepida in superficie. Mia moglie crede che sia caduta da un aereo militare, l’ha letto su internet in un forum dove parlano di certi esperimenti segreti che farebbero con i droni per captare e registrare le telefonate dei cellulari. Io ci credo poco, mi sembra una storia buona per i complottisti, ma una spiegazione c’è senz’altro. Fosse di cristallo, potrei leggerci il futuro, ma è di un metallo opaco. No, non è capitata qui per rivelarmi chissà quale verità, ma per lasciarmi convivere col suo mistero.

Solo per i suoi occhi

Domitilla, ricercatrice — Manciano (GR)

Mio padre era il fotografo del paese, veniva chiamato per i matrimoni e le feste anche da altri comuni della zona. In pratica è stato un testimone oculare di tre generazioni. Oltre a questo, a partire dagli anni 70 si dedicò ad un progetto di fotografia sociale per cui ritrasse migliaia di abitanti della Maremma, nelle loro case o al lavoro. Ho ricevuto in eredità il suo immenso archivio di immagini, che ho da subito iniziato a scansionare per il mio progetto.

 

Sono una ricercatrice nell’ambito della machine learning, e negli ultimi due anni mi sono occupata di generazione di immagini tramite reti neurali. Le GAN vengono alimentate con grandi basi di dati perché apprendano autonomamente come creare delle immagini sempre meno distinguibili da quelle d’archivio. Per il mio progetto sto utilizzando la collezione di foto di mio padre, che è piccola se paragonata ad altri database ma molto specifica: contiene i volti, lo sguardo dei maremmani degli ultimi 50 anni.

 

Questa immagine generata mi ha colpito più di altre: mi ricorda molto mio padre, i suoi occhi e il naso soprattutto. Mi rendo conto che non sia fondato parlare di lineamenti o espressività “tipici” della Maremma, ma è come rivedere tutti quei volti che mio padre ha fotografato. E quel suo naso, che da piccola mi raccontava le storie.

Somewhere in between

David, artista — Spiaggia La Tagliata, Ansedonia (GR)

Lavoro spesso sulle convenzioni temporali, i limiti dello spazio, l’imponderabile. Per questo sono attratto dalle spiagge, dall’oceano e dai fusi orari. In un mio progetto di qualche anno fa, due video ripresi in contemporanea mostrano un’alba e un tramonto in due luoghi agli antipodi. Volevo fare qualcosa di simile qui in Maremma, e cercando un’alba corrispondente al tramonto su Capalbio dopo un po’ ho trovato Vladivostok.

 

Tra aprile e ottobre 2021, la luce giornaliera a Capalbio e Vladivostok avrà quasi la stessa durata, con gli orari di alba e tramonto pressoché identici. È come se Capalbio fosse a pochi km da Vladivostok, ma a separarle ci sono 9 fusi orari. Una connessione notevole, che ho voluto esplorare anche fisicamente.

 

A Vladivostok c’è una spiaggia di vetro simile ad alcune californiane, in cui le maree hanno lentamente ridotto e smussato grandi quantità di detriti vetrosi. Le foto che ho visto sembrano ingrandimenti di granelli di sabbia, da cui l’idea per il mio progetto. Mi sono fatto spedire da Vladivostok un po’ di granelli di vetro raccolti dalla spiaggia, che ho polverizzato e disperso lungo una spiaggia di Capalbio. Quindi ho prelevato della sabbia in un altro punto della spiaggia maremmana, e con l’aiuto di un artigiano locale ho realizzato qualche centinaio di granelli di vetro colorato. Questi verranno spediti a Vladivostok, e dispersi lungo la spiaggia di vetro.

Don't panic

Martina, advisor — Montemerano (GR)

Ho sempre amato l’idea di esplorare lo spazio, e come molti bambini volevo fare l’astronauta, con una passione precoce per i racconti di fantascienza. Lavoro per un’agenzia di comunicazione e advisoring globale, mi occupo di design fiction quindi in un certo senso ho finito per creare anch’io delle storie. L’agenzia ha elaborato alcuni prototipi per quello che è stato il più spettacolare spot pubblicitario di un’automobile: il lancio nello spazio della Tesla Roadster, nel 2018. Indovina chi ha suggerito di scrivere quelle parole, “Don’t panic”!

 

Abbandonai definitivamente l’idea di fare l’astronauta quando vidi in TV l’esplosione del Challenger, nel 1986. C’era anche una maestra a bordo, nella quale mi ero chiaramente identificata. L’oggetto che ho scelto è legato a quella storia: è uno degli O-ring usati dal grande fisico Richard Feynman in diretta televisiva, immersi nell’acqua ghiacciata, per mostrare la probabile causa dell’incidente. Un coup de théâtre, che lo rese celebre al grande pubblico. Ne avevo letto in una delle sue autobiografie, poi cercando su internet casualmente trovai un annuncio su Ebay di un tizio in Florida che aveva messo in vendita due degli O-ring originali. Probabilmente sono dei falsi, però l’idea di recuperare quel ricordo usando un comune anello di gomma come fosse una madeleine è valsa l’acquisto. In fondo, ho ancora la passione per certe storie.

Fugazi

Romano, trader — Magliano in Toscana (GR)

Sono 15 anni che mi occupo di trading ad alta frequenza, ultimamente mi sono messo in proprio operando da remoto, nella mia cascina in Maremma. Nel tempo di lettura di questa storia, i miei software completano in media circa mezzo milione di micro transazioni su Milano e Francoforte.

 

Quando cerco di spiegare ciò che faccio le persone credono che il processo sia completamente automatizzato, ma è nella scelta dei modelli che entra in gioco il lato creativo del trader. E il suo istinto. Spesso si sente dire che nella finanza non vi sia più un metodo, e che i trader si affidino alla cabala o altre forme rituali. In un certo senso è vero, e forse non è un caso che io sia un discreto collezionista di carte da tarocchi.

 

Questa serie è un regalo di mia moglie, li ha disegnati James Boyle e sono intrisi della cultura popolare di Philadelphia, dove ho fatto il master. Ovviamente sono ironici, e un po’ mi aiutano a sdrammatizzare l’ossessione per i sistemi caotici e il tentativo di interpretarli. La carta che preferisco è quella del Folle, che qui è impersonato da Phillie Phanatic, la mascotte della squadra di baseball. A volte vorrei essere meno folle, ma l’aruspice è il mestiere che mi sono scelto, eheh!

Trinity

Lorena, geologa — Pescia Fiorentina

L’azienda in cui lavoro realizza trivellazioni per grandi opere e infrastrutture in giro per il mondo, io mi occupo di valutarne la fattibilità e i vincoli ambientali. Sono sempre stata affascinata dalla stratificazione, dall’idea che la terra conservi una memoria degli accadimenti in superficie inscrivendoli su strati progressivi. Quando scaviamo un tunnel è un po’ come viaggiare nel tempo, in un immaginario tra Verne e Wells.

 

Non tutti concordano nella definizione di Antropocene come epoca geologica, ma di sicuro è una narrazione che ci aiuta a considerare il nostro impatto sull’ambiente. L’oggetto più strano che ho in casa è esemplare in tal senso: è un frammento di trinitrite, che sembra uno scioglilingua ma è un minerale creato dall’uomo.

 

Durante il primo test nucleare nel deserto di Alamogordo, nel 1945, la sabbia risucchiata dall’esplosione venne prima sciolta e poi condensata in residui vetrosi dal colore verdastro, ancor oggi lievemente radioattivi. La conservo in un contenitore piombato, e posso tenerla tra le mani non più di mezz’ora al giorno. Mi ricorda quanto è tangibile la responsabilità che abbiamo, e che davvero le nostre azioni spesso vengono scritte nella pietra.

Les Anecdotiques

Luc, compositore — Pomonte (GR)

Vent’anni fa proprio in questa zona registrai alcuni suoni per dei pezzi che stavo componendo. Si trattava per lo più di field recordings interpolati, con rumori ambientali e voci. A quel tempo avevo una casa ad Arezzo, e ricordo che un’estate trascorsi un’intera giornata lungo la superstrada tra Firenze e Siena, a raccogliere impressioni sonore. Io la chiamo musica aneddotica, perché il risultato finale non è astratto come in molta musica elettronica, ma ha un potenziale narrativo più o meno esplicito. Ora vivo in Maremma, sto lavorando con mia moglie ad una composizione per 24 voci, raccolte dagli abitanti della zona, che restituisca la vitalità di questi luoghi nell’apparente calma del paesaggio.

 

L’oggetto che ho scelto mi fu regalato da John Shepherd quando feci visita nel suo studio, mentre stava trasmettendo brani di musica gamelan nello spazio. Si tratta di una versione commercializzata del Voyager Golden Record, che contiene la sezione musicale dei suoni della Terra. Nella selezione di musiche provenienti da tutto il mondo manca un riferimento all’Italia, quindi ho pensato che potrei inviare queste voci della Maremma nello spazio profondo: il rumore della vita, le storie che si raccontano risulterebbero forse più comprensibili ad un orecchio alieno in ascolto.

Maremma Maya

Annika, illustratrice — Marsiliana (GR)

Subito dopo l’Accademia d’arte a Firenze decisi di restare in Italia, trasferendomi qui in Maremma. Mi sono specializzata nell’illustrazione di simboli e mitologie precolombiane, in particolare Azteca e Maya. Trascorro le mie giornate tra un bellissimo orto, che richiede molte attenzioni, e svariate ore davanti allo schermo. Ho un archivio di circa 20.000 file, da cui prendo spunto per elaborare le illustrazioni che mi vengono commissionate dall’editoria.

 

Nella cosmogonia Maya tutto è in costante movimento, non esistono esseri immutabili. Anche gli dèi sono soggetti al cambiamento, dunque imperfetti, e necessitano della creatività umana. Sappiamo che gli idoli erano venerati come rappresentazione degli dèi, non come loro diretta manifestazione. Quest’aspetto di compartecipazione tra umano e divino mi ha sempre affascinata: a volte sento di poter percepire questo legame, attraverso il paesaggio sinuoso della Maremma.

 

L’illustrazione che ho scelto raffigura un dio del vento, che secondo il mito fece dono al genere umano della capacità di amare, affinché il suo sentimento venisse ricambiato dalla donna di cui si era innamorato.