Ivan Dal Cin Ummaremma

Collateral project

Ummaremma è una site-specific art fiction, è scultura sociale come mappa antropica, è la rappresentazione ibrida di un luogo alieno del nostro tempo.

 

“24 brevi storie, testimonianze di chi vive la Maremma nel presente in tutte le sue sfaccettature, sono state raccolte sul territorio durante la pandemia. Ogni storia porta con sé un oggetto, un’immagine, o un’opera che la rende visibile e plastica. Spesso si tratta di oggetti inusuali, lontani da un immaginario che li vorrebbe semplici o tradizionali, perché in realtà ogni luogo è ormai iperconnesso con molti altri, e su più livelli.

 

Iniziata come una piccola ricerca etnografica, mi sono presto reso conto dell’insufficienza del nudo documento e della necessità da parte degli stessi abitanti di mettersi in scena come personaggi delle loro storie. Auto-fiction diffusa, dunque, che svela l’ibridazione in corso tra cultura vernacolare e i linguaggi non lineari di una contemporaneità accelerata.” (Ivan Dal Cin)

Leggi le storie — altre in arrivo, stay tuned!

La Sfera

Duccio, allevatore — San Donato (GR)
Questa sfera di metallo è un bel mistero. Una domenica pomeriggio la trovo lì, in mezzo al campo. Pesa tre chili e mezzo, non è piena eh. Di sicuro non è piovuta dal cielo - almeno, io non la penso così. Però non è una cosa che puoi perdere senza rendertene conto. E di trattori qui non ne passano. La tengo nel ricovero degli attrezzi, prima o poi qualcuno si farà vivo.

La cosa strana è che anche in pieno inverno, tenendola tra le mani, rimane tiepida in superficie. Mia moglie crede che sia caduta da un aereo militare, l’ha letto su internet in un forum dove parlano di certi esperimenti segreti che farebbero con i droni per captare e registrare le telefonate dei cellulari. Io ci credo poco, mi sembra una storia buona per i complottisti, ma una spiegazione c’è senz’altro. Fosse di cristallo, potrei leggerci il futuro, ma è di un metallo opaco. No, non è capitata qui per rivelarmi chissà quale verità, ma per lasciarmi convivere col suo mistero.

Solo per i suoi occhi

Domitilla, ricercatrice — Manciano (GR)
Mio padre era il fotografo del paese, veniva chiamato per i matrimoni e le feste anche da altri comuni della zona. In pratica è stato un testimone oculare di tre generazioni. Oltre a questo, a partire dagli anni 70 si dedicò ad un progetto di fotografia sociale per cui ritrasse migliaia di abitanti della Maremma, nelle loro case o al lavoro. Ho ricevuto in eredità il suo immenso archivio di immagini, che ho da subito iniziato a scansionare per il mio progetto.

Sono una ricercatrice nell’ambito della machine learning, e negli ultimi due anni mi sono occupata di generazione di immagini tramite reti neurali. Le GAN vengono alimentate con grandi basi di dati perché apprendano autonomamente come creare delle immagini sempre meno distinguibili da quelle d’archivio. Per il mio progetto sto utilizzando la collezione di foto di mio padre, che è piccola se paragonata ad altri database ma molto specifica: contiene i volti, lo sguardo dei maremmani degli ultimi 50 anni.

Questa immagine generata mi ha colpito più di altre: mi ricorda molto mio padre, i suoi occhi e il naso soprattutto. Mi rendo conto che non sia fondato parlare di lineamenti o espressività “tipici” della Maremma, ma è come rivedere tutti quei volti che mio padre ha fotografato. E quel suo naso, che da piccola mi raccontava le storie.

Somewhere in between

David, artista — Spiaggia La Tagliata, Ansedonia (GR)
Lavoro spesso sulle convenzioni temporali, i limiti dello spazio, l’imponderabile. Per questo sono attratto dalle spiagge, dall’oceano e dai fusi orari. In un mio progetto di qualche anno fa, due video ripresi in contemporanea mostrano un'alba e un tramonto in due luoghi agli antipodi. Volevo fare qualcosa di simile qui in Maremma, e cercando un’alba corrispondente al tramonto su Capalbio dopo un po' ho trovato Vladivostok.

Tra aprile e ottobre 2021, la luce giornaliera a Capalbio e Vladivostok avrà quasi la stessa durata, con gli orari di alba e tramonto pressoché identici. È come se Capalbio fosse a pochi km da Vladivostok, ma a separarle ci sono 9 fusi orari. Una connessione notevole, che ho voluto esplorare anche fisicamente.

A Vladivostok c’è una spiaggia di vetro simile ad alcune californiane, in cui le maree hanno lentamente ridotto e smussato grandi quantità di detriti vetrosi. Le foto che ho visto sembrano ingrandimenti di granelli di sabbia, da cui l’idea per il mio progetto. Mi sono fatto spedire da Vladivostok un po’ di granelli di vetro raccolti dalla spiaggia, che ho polverizzato e disperso lungo una spiaggia di Capalbio. Quindi ho prelevato della sabbia in un altro punto della spiaggia maremmana, e con l’aiuto di un artigiano locale ho realizzato qualche centinaio di granelli di vetro colorato. Questi verranno spediti a Vladivostok, e dispersi lungo la spiaggia di vetro.

Don't panic

Martina, advisor — Montemerano (GR)
Ho sempre amato l’idea di esplorare lo spazio, e come molti bambini volevo fare l’astronauta, con una passione precoce per i racconti di fantascienza. Lavoro per un’agenzia di comunicazione e advisoring globale, mi occupo di design fiction quindi in un certo senso ho finito per creare anch’io delle storie. L’agenzia ha elaborato alcuni prototipi per quello che è stato il più spettacolare spot pubblicitario di un’automobile: il lancio nello spazio della Tesla Roadster, nel 2018. Indovina chi ha suggerito di scrivere quelle parole, “Don’t panic”!

Abbandonai definitivamente l’idea di fare l’astronauta quando vidi in TV l’esplosione del Challenger, nel 1986. C’era anche una maestra a bordo, nella quale mi ero chiaramente identificata. L’oggetto che ho scelto è legato a quella storia: è uno degli O-ring usati dal grande fisico Richard Feynman in diretta televisiva, immersi nell’acqua ghiacciata, per mostrare la probabile causa dell’incidente. Un coup de théâtre, che lo rese celebre al grande pubblico. Ne avevo letto in una delle sue autobiografie, poi cercando su internet casualmente trovai un annuncio su Ebay di un tizio in Florida che aveva messo in vendita due degli O-ring originali. Probabilmente sono dei falsi, però l’idea di recuperare quel ricordo usando un comune anello di gomma come fosse una madeleine è valsa l’acquisto. In fondo, ho ancora la passione per certe storie.

Fugazi

Romano, trader — Magliano in Toscana (GR)
Sono 15 anni che mi occupo di trading ad alta frequenza, ultimamente mi sono messo in proprio operando da remoto, nella mia cascina in Maremma. Nel tempo di lettura di questa storia, i miei software completano in media circa mezzo milione di micro transazioni su Milano e Francoforte.

Quando cerco di spiegare ciò che faccio le persone credono che il processo sia completamente automatizzato, ma è nella scelta dei modelli che entra in gioco il lato creativo del trader. E il suo istinto. Spesso si sente dire che nella finanza non vi sia più un metodo, e che i trader si affidino alla cabala o altre forme rituali. In un certo senso è vero, e forse non è un caso che io sia un discreto collezionista di carte da tarocchi.

Questa serie è un regalo di mia moglie, li ha disegnati James Boyle e sono intrisi della cultura popolare di Philadelphia, dove ho fatto il master. Ovviamente sono ironici, e un po’ mi aiutano a sdrammatizzare l’ossessione per i sistemi caotici e il tentativo di interpretarli. La carta che preferisco è quella del Folle, che qui è impersonato da Phillie Phanatic, la mascotte della squadra di baseball. A volte vorrei essere meno folle, ma l’aruspice è il mestiere che mi sono scelto, eheh!

Trinity

Lorena, geologa — Pescia Fiorentina
L’azienda in cui lavoro realizza trivellazioni per grandi opere e infrastrutture in giro per il mondo, io mi occupo di valutarne la fattibilità e i vincoli ambientali. Sono sempre stata affascinata dalla stratificazione, dall’idea che la terra conservi una memoria degli accadimenti in superficie inscrivendoli su strati progressivi. Quando scaviamo un tunnel è un po’ come viaggiare nel tempo, in un immaginario tra Verne e Wells.

Non tutti concordano nella definizione di Antropocene come epoca geologica, ma di sicuro è una narrazione che ci aiuta a considerare il nostro impatto sull’ambiente. L’oggetto più strano che ho in casa è esemplare in tal senso: è un frammento di trinitrite, che sembra uno scioglilingua ma è un minerale creato dall’uomo.

Durante il primo test nucleare nel deserto di Alamogordo, nel 1945, la sabbia risucchiata dall’esplosione venne prima sciolta e poi condensata in residui vetrosi dal colore verdastro, ancor oggi lievemente radioattivi. La conservo in un contenitore piombato, e posso tenerla tra le mani non più di mezz’ora al giorno. Mi ricorda quanto è tangibile la responsabilità che abbiamo, e che davvero le nostre azioni spesso vengono scritte nella pietra.

Les Anecdotiques

Luc, compositore — Pomonte (GR)
Vent’anni fa proprio in questa zona registrai alcuni suoni per dei pezzi che stavo componendo. Si trattava per lo più di field recordings interpolati, con rumori ambientali e voci. A quel tempo avevo una casa ad Arezzo, e ricordo che un’estate trascorsi un’intera giornata lungo la superstrada tra Firenze e Siena, a raccogliere impressioni sonore. Io la chiamo musica aneddotica, perché il risultato finale non è astratto come in molta musica elettronica, ma ha un potenziale narrativo più o meno esplicito. Ora vivo in Maremma, sto lavorando con mia moglie ad una composizione per 24 voci, raccolte dagli abitanti della zona, che restituisca la vitalità di questi luoghi nell’apparente calma del paesaggio.

L’oggetto che ho scelto mi fu regalato da John Shepherd quando feci visita nel suo studio, mentre stava trasmettendo brani di musica gamelan nello spazio. Si tratta di una versione commercializzata del Voyager Golden Record, che contiene la sezione musicale dei suoni della Terra. Nella selezione di musiche provenienti da tutto il mondo manca un riferimento all’Italia, quindi ho pensato che potrei inviare queste voci della Maremma nello spazio profondo: il rumore della vita, le storie che si raccontano risulterebbero forse più comprensibili ad un orecchio alieno in ascolto.

Maremma Maya

Annika, illustratrice — Marsiliana (GR)
Subito dopo l’Accademia d’arte a Firenze decisi di restare in Italia, trasferendomi qui in Maremma. Mi sono specializzata nell’illustrazione di simboli e mitologie precolombiane, in particolare Azteca e Maya. Trascorro le mie giornate tra un bellissimo orto, che richiede molte attenzioni, e svariate ore davanti allo schermo. Ho un archivio di circa 20.000 file, da cui prendo spunto per elaborare le illustrazioni che mi vengono commissionate dall’editoria.

Nella cosmogonia Maya tutto è in costante movimento, non esistono esseri immutabili. Anche gli dèi sono soggetti al cambiamento, dunque imperfetti, e necessitano della creatività umana. Sappiamo che gli idoli erano venerati come rappresentazione degli dèi, non come loro diretta manifestazione. Quest’aspetto di compartecipazione tra umano e divino mi ha sempre affascinata: a volte sento di poter percepire questo legame, attraverso il paesaggio sinuoso della Maremma.

L’illustrazione che ho scelto raffigura un dio del vento, che secondo il mito fece dono al genere umano della capacità di amare, affinché il suo sentimento venisse ricambiato dalla donna di cui si era innamorato.