Gaetano Pompa

Gaetano Pompa I bronzi del bosco del Diaccialone

installazione per 24 ore (su invito)

Un omaggio a Gaetano Pompa: artista che ha lasciato un’impronta indelebile sul territorio della Maremma.

 

Figura emblematica degli anni ‘60 e ‘70, da sempre in controtendenza con gran parte della sua generazione, transitando dalle avanguardie dell’astrazione alla figurazione, Gaetano Pompa è probabilmente l’artista che ha saputo incarnare più profondamente l’immaginario della Maremma.
Artista poliedrico e colto fino all’eccesso, nel suo universo fantastico nasconde una ricerca letteraria e simbolista che intreccia figure storiche, creature mitologiche e paesaggi rurali, riflettendo sui dilemmi e gli enigmi del nostro tempo.
Il legame indissolubile tra Pompa e la Maremma, da lui conosciuta sin dall’infanzia e mai abbandonata, gli ha permesso di concepire il paesaggio come espressione della storia e della cultura europea, offrendo uno sguardo profondo sulle questioni psicologiche, esistenziali e autobiografiche dell’uomo contemporaneo.
In collaborazione con l’Archivio Gaetano Pompa, per un solo giorno, una selezione di 25 opere, in gran parte in bronzo e realizzate tra la fine degli anni ’60 e i primi anni ’90, sarà “nascosta” nel suggestivo bosco di querce della tenuta agricola del Diaccialone, a Pescia Fiorentina. Figure antropomorfe e creature fantastiche appariranno ai visitatori come epifanie straordinarie, celate tra gli alberi e gli arbusti della macchia mediterranea.
Tra le opere più celebri di Gaetano Pompa, si annovera la pala d’altare della chiesa di San Biagio ad Ansedonia, realizzata nel 1976, testimonianza tangibile del profondo legame tra l’artista e la Maremma.

 

Gaetano Pompa nasce a Forenza, in Lucania, nel 1933. Trascorre l’infanzia tra Forenza e Tarquinia dove, attraverso l’amicizia della famiglia con il Professor Romanelli, ha accesso ai siti archeologici etrusco-romani nelle zone della Tuscia e della Maremma. Al termine della guerra, trasferitosi a Roma, inizia a dedicarsi al disegno dal vero frequentando gli studi di Gastone Biggi e Assen Peikov, passione che coltiva anche durante il servizio militare (1955-56), svolto prima a Orvieto e poi a Sulmona, dove esegue numerosi bozzetti e studi. Rientrato a Roma si dedica alla pittura e all’incisione ed entra a contatto con alcuni protagonisti della scena romana, tra cui Gianni Novak, Andrea Picini, Mimmo Rotella, Paolo Buggiani, Mario Schifano, Tano Festa, Franco Angeli. Nel 1957 espone per la prima volta alla Galleria L’Obelisco di Roma, dove conosce i colleghi e amici Gustavo Foppiani e Domenico Gnoli, avviando la stretta collaborazione con Gaspero Del Corso e Irene Brin con cui esporrà regolarmente in Italia e all’estero, prendendo parte alle principali rassegne istituzionali degli anni Sessanta.
Dal 1958 al 1961 vive a Monaco di Baviera, nel quartiere di Schwabing, dove svolge un’intensa attività intellettuale ed artistica appassionandosi alla vita culturale e musicale della città bavarese. Intrattiene contestualmente un vivace scambio con lo scultore e pittore Emilio Greco ed inizia a coltivare l’interesse per la ceramica.
Nel 1961 sposa Dorothea Leendertz, fotografa della Münchner Fotoschule, conosciuta durante il periodo a Schwabing, con cui avrà cinque figli. A Roma frequenta gli ambienti dell’Accademia Tedesca di Villa Massimo, a pochi passi dal suo studio in via Nibby. Qui instaura profondi rapporti di stima e amicizia con alcuni intellettuali tra i cui Max Frisch, Ingeborg Bachmann, Tankred Dorst e Uwe Johnson. Quest’ultimo in particolare ispirerà il titolo delle opere Mutmassungen. Nel 1964 la personale presentata all’Obelisco su dieci grandi tele intitolate ai X Comandamenti, viene riproposta alla Knoedler Gallery di New York con la prefazione di Max Frisch. La collaborazione con Knoedler, attraverso l’Obelisco di Del Corso, avvia un intenso rapporto con il collezionismo americano che si protrarrà per l’intera durata degli anni Sessanta. Partecipa alla IX Quadriennale Nazionale d’Arte di Roma e alla VI Biennale di Parigi nel 1965 e a due edizioni al Carnegie International di Pittsburgh nel 1964 e 1967. Nel 1970 esegue le scenografie e i costumi per Elisabetta, regina d’Inghilterra di Gioacchino Rossini diretta da Mauro Bolognini in scena nel 1971 al Teatro Massimo di Palermo, al festival di Aix En Provence e Edimburgo. L’anno successivo inaugura da Del Corso l’antologica della produzione scultorea – dal 1964 al 1972 – accompagnata da un catalogo a cura di Enzo Carli e Fortunato Bellonzi. Contestualmente lavora a nuovi progetti con la Galleria Rondanini di Mies e Mario Apolloni e con il mercante Paolo Sprovieri, con cui collabora continuativamente fino alla fine degli anni Ottanta. Dal 1974 trascorre parte dell’anno in Maremma, ad Ansedonia – terra a cui dedica numerose serie di opere – lavorando nella casa-studio dove frequenta regolarmente colleghi e amici, tra cui Carlo Guarienti, Riccardo Tommasi Ferroni, Mario Schifano e Franco Angeli.
Nel 1977 riceve la commissione Vaticana per l’episodio della vita di san Paolo in occasione dell’LXXX genetliaco di papa Paolo VI. Negli anni Ottanta espone frequentemente a Roma, Brindisi, Bologna e Venezia, seguito da Vittorio Sgarbi che lo invita a partecipare a diverse rassegne collettive. Nel 1993, su invito di Fabrizio Clerici, viene inaugurata la mostra antologica presso l’Accademia di San Luca di Roma. Due anni Enzo Carli organizza la retrospettiva presso Palazzo Piccolomini a Pienza.
Gaetano Pompa non è mai fisicamente uscito dai confini dell’Europa ed ha principalmente frequentato le città di Milano, Venezia, Berlino, Monaco di Baviera, Parigi e Londra. Le sue opere sono presenti in varie collezioni e istituzioni internazionali tra i quali: Museum Kunstpalast, Düsseldorf; John Herron Art Museum, Indianapolis; Art Gallery of Ontario, Toronto; Rembrandt Art Center, Johannesburg; Galleria d’Arte Moderna, Genova; MoMa, New York; Graphic Collection University of Glasgow; Musei Vaticani, Città del Vaticano.

 

 

In collaborazione con Archivio Gaetano Pompa

Un ringraziamento a Diana, Guido e Matidia Pallini, Terenzi Wine, La Maremmana Caseificio, fratelli Cech di Posto Pubblico.

Comunicato stampa